Marianna Dragonetti- L’esperienza sul campo a Satriano per preparare la maschera del Romito

i_romitiMarianna Dragonetti- L’esperienza sul campo a Satriano per preparare la maschera del Romito

 

13 Febbraio 2017
ORE 9.21

La 3b è in viaggio verso Satriano. Il cielo è plumbeo e non promette bene ma ciò non influenza il nostro umore e la nostra eccitazione per la nostra prima giornata di “lavoro” sul campo. Ci apprestiamo a partecipare ad un laboratorio di creazione delle maschere tipiche del carnevale di Satriano. È il nostro primo viaggio insieme, seppur non molto lungo. Nell’autobus ognuno pensa a modo suo a ciò che l’aspetta: chi ascoltando la propria musica preferita, chi conversando con il compagno, chi guardando il paesaggio spento correre veloce fuori dal finestrino. Pasquale tenta imperterrito di convincere tutti a cantare qualche squallido coro, di quelli che si intonano in autobus, ma nessuno lo appoggia, come al solito. Letizia è intenta a documentare il tutto per i suoi molteplici followers sui social, da perfetta fashion blogger. Aldo si definisce veramente euforico, ci stiamo avvicinando alla sua patria, d’altronde. Mirella e Donato non perdono tempo per scommettere su quale dei loro cantanti preferiti vincerà qualche grammy.

ORE 9.40

Nel frattempo, quando abbiamo di fronte a noi una cava, il sole fa capolino tra le nuvole, migliorando le nostre già alte aspettative per la mattinata. Ed è allora che sul volto di Marianna si accende un sorriso: finalmente potrà sfoggiare i suoi occhiali da sole. Stiamo per arrivare al bosco Ralle di Satriano: è  la prima volta che una classe del nostro liceo, dai laboratori di fisica e matematica, si sposta verso un bosco per svolgere le proprie attività. Nel bosco staremo a stretto contatto con svariati arbusti di edera; Melissa è quindi preoccupata per l’incolumità dei suoi jeans preferiti, si strapperanno?

ORE 9.47

La classe varca la soglia del paese di Satriano, scorgiamo diverse case e villette colorate e a prima vista il paese ci appare accogliente e vivo. Il colore predominante è il verde, nonostante sia ancora febbraio, immaginiamo sarà bello quando gli alberi ora bruni si coloreranno con l’arrivo della primavera. Dopo una piccola parentesi urbana, stiamo percorrendo le strade di campagna, ancora bagnate dalla pioggia del giorno prima. Nel mentre Monica non perde tempo per recuperare le ore di sonno perse durante la notte a Campomaggiore, al risveglio è infastidita dalle grida di ognuno di noi, e non si pronuncia.

ORE 9.55

Inoltratici nel bosco, l’autobus si blocca su una salita in pendenza, probabilmente avremmo dovuto affittare diversi fuoristrada. Fortunatamente, grazie alla perizia dell’autista e al vigore del motore, ripartiamo in meno di un minuto. Martella, con fare egoistico, sfoggia i suoi cornetti preparati con cura dalla madre, provocando invidia al palato di tutti. Libutti disturba i sogni di Monica, divertendosi a scriverle la faccia con un graphos nero.

ORE 10.06

La classe scende dall’autobus incitata dal professor De Lisa a ossigenare i propri polmoni con l’aria del bosco, inizia la nostra avventura nel bosco Ralle. Jacopo non mostra molto entusiasmo per l’incarico che gli è stato affidato: dovrà documentare il tutto con una videocamera. All’ingresso del bosco incontriamo gli organizzatori del carnevale di Satriano che ci porteranno a piedi nei meandri del bosco. L’organizzatore ci dice che vedremo come costruire un Rumita (è così che viene chiamata la maschera tipica del paese). Scopriamo che la Basilicata è ricca di parchi naturali, ne abbiamo ben 4: il parco nazionale del Pollino, quello dell’appennino lucano, delle piccole dolomiti lucane, il parco di Gallipoli Cognato e, infine, il parco della Murgia Materana delle chiese rupestri (“meraviglioso” apostrofa De Lisa). Conosciamo i ragazzi che ci condurranno nella nostra avventura, parte dell’associazione “Al Parco” di Satriano, organizzatori del carnevale dal 2013: Donato, Ivan, Raffaele e Giuseppe insieme alla guida Rocco Perrone. Ci raggiunge infine Massimo, altro accompagnatore; al suo arrivo, la guida, ci invita ad accoglierlo con un applauso, ma siamo ancora troppo timidi per farlo.

ORE 10.16

La classe inizia l’ascesa del monte, Melissa si chiede ancora per quanto tempo resisteranno i suoi pantaloni. Claudia si appresta a documentare il tutto con la sua fidata Nikon, compagna di vita e Mirella si aggiunge a lei, leggermente più inesperta.

ORE 10.18 Prima sosta

Osserviamo alcuni solchi nel terreno. La guida ci invita ad indovinare a cosa siano dovuti. “Ad un animale” dice. Donato azzarda che la causa di quei solchi siano i cinghiali. Ha indovinato, sono proprio loro che si apprestano a cercare le ghiande. Continuiamo nella salita e Doriana, con le sue scarpe poco adatte all’escursione, cerca appoggio in Marika, che da buona amica la sostiene. La guida ci invita a stare in silenzio per cogliere al meglio i rumori del bosco, specialmente il verso di qualche animale in lontananza.

ORE 10.24

Arriviamo in prossimità del laghetto che a prima vista ci appare leggermente oscuro, dato il grigiore del cielo dove le nuvole hanno tolto nuovamente spazio al sole. È qui che la guida inizia a parlarci della tradizione del carnevale di Satriano. Questa vede protagoniste 3 maschere tipiche: il Rumita, la cui maschera è composta da rami di edera; l’orso, costituito invece da pelle di capra; la Quaresima, una donna vestita di nero poiché a lutto. Il rumita, alla fine del 1800 era un eremita che viveva ai margini del bosco e che, la domenica antecedente al martedì grasso, ricoperto da foglie di edera, scendeva in paese e faceva una questua alimentare, girando casa per casa accumulandosi salsicce, cipolle, patate e tutto ciò che la gente del tempo aveva da offrirgli. Le provviste gli servivano per affrontare al meglio la primavera, poiché l’inverno era stato molto rigido. Nel secondo dopoguerra la concezione del Rumita e quella dell’orso cambiano e vengono inserite nel contesto dell’immigrazione. L’orso raffigurava l’emigrante satrianese di ritorno che, tornato ricco, poteva fare tutto ciò che voleva, sentendosi quasi “il re del mondo”. È per questo che, durante il carnevale, coloro che indossavano la maschera dell’orso, entravano nelle case con la forza e rubavano gli oggetti e compivano atti vandalici. Molti fecero abuso di questo travestimento, tant’è che il sindaco del tempo, fece un’ordinanza in cui vietava ai cittadini di Satriano di indossare la maschera dell’orso se non soltanto il travestimento, per evitare di sfociare nel crimine. Il rumita era invece il lucano povero che non aveva avuto né la voglia e né la possibilità di emigrare. Chi riceveva la visita del Rumita, al tempo, poteva ritenersi fortunato, al contrario, a ricevere la visita dell’orso, erano coloro che dovevano pagare per aver compiuto qualche torto nei confronti dei contadini. Pochi anni fa, un regista americano, si reca a Satriano e rivalorizza la figura del rumita, fino ad allora screditata, creando un cortometraggio intitolato “Alberi” in cui evidenzia la natura simbolica della maschera, rappresentante il rapporto tra uomo e natura. “L’albero è l’uomo e l’uomo è l’albero” come cita la guida che si dimostra molto esperta riguardo l’intera tradizione. Questo cortometraggio, rappresentato al MOMA di New York nel 2014 è stata poi trasformata in un evento. È cosi che nasce l’evento “La foresta che cammina” che dal 2014 ad oggi viene realizzato a Satriano nei giorni del carnevale. La guida ci racconta che realizzare quest evento non è stato facile, anche a causa della scetticità dei cittadini, però la riuscita è stata brillante, anche grazie all’aiuto dei giovani del paese, che si sono subito apprestati per vestirsi da rumiti. “è stato bello” ci dice la guida “vedere i giovani che si riuniscono per costruire ben 131 rumiti”. Ad oggi è stato dato un nuovo significato alla maschera del rumita, diventato portavoce di un messaggio ecologista. È per questo che durante l’evento della foresta che cammina verranno utilizzate soltanto cose ecologiche, a partire dai bicchieri monouso, l’utilizzo minimo della carta, un servizio di car-sharing, l’utilizzo esclusivo di prodotti di stagione e a km 0.

 

ORE 10.45

Dimostrazione pratica della raccolta dell’edera da parte di Massimo. Dopo una delle tante salite all’interno del bosco, arriviamo al cospetto di un albero di edera, dove ad attenderci ci sono le nostre guide, Massimo, in particolare, con un machete in mano (“na ruggett”, nel gergo satrianese), si appresta ad una dimostrazione pratica del taglio dell’edera. Dopo aver tagliato i rami con il machete, usa le mani per tirarli dall’albero, il tutto con estrema facilità.  Nel mentre, la guida, ci illustra il calendario degli eventi del carnevale di Satriano. Il 24 febbraio, si terrà una sfilata che vedrà partecipi tutte le maschere dei carnevali principali della Basilicata: Lavello, Tricarico, Cirigliano, Teana, Montescaglioso, Aliano e Satriano. La sfilata concluderà con un concerto di musica folk in piazza, buon cibo e buon vino. Il tutto sarà documentato dalla rai e trasmesso su “La vita in diretta”. Sabato 25 febbraio, invece, si terrà il rito del “matrimonio con la zita”. Verrà messo in scena un vero e proprio matrimonio in cui gli uomini si travestiranno da donne, e le donne da uomini, compresi gli sposi. A mezzogiorno si terrà un pranzo in piazza che vedrà tutto il paese protagonista e, nel pomeriggio, una sfilata con i cari ecologici e i gruppi a tema. Domenica 26, a partire dalle 7 del mattino, i rumiti spontanei inizieranno a girare per il paese facendo la questua. Nel pomeriggio, infine, si terrà l’evento della “foresta che cammina”. In aggiunta, la guida ci dice che il 26 convergeranno all’evento tutti gli instagrammer della basilicata e, inoltre, ci tiene a sottolineare la valenza identitaria dell’evento, che fa quindi parte dell’identità del paese e fa sì che vengano persone da tutta l’Italia per osservare il messaggio ecologista contenuto nella figura del “rumita”

ORE 10.52

Nella discesa sono tutti attenti a non cadere e a non imbattersi in sassolini e ramoscelli. Mirella immortala la discesa importunando le donzelle che non vogliono farsi fotografare.  Massimo adesso ci mostra come fabbricare il rumita. Utilizza il metodo più antico per farlo, quello che non comprende anche una gabbia di ferro, idea avuta in seguito da un signore di Satriano e facente parte, invece, del metodo moderno. Lega con lo spago alcuni cumuli di rami per poi legarli ulteriormente tra loro in sommità. Il tutto viene poggiato sulla testa del ragazzo che si appresta a farci da modello. Al costume viene aggiunto il fruscio, bastone del rumita, fatto di pungitopo ed utilizzato per bussare alle porte.

Adesso ci tocca scegliere un modello tra di noi che si appresti a vestirsi da rumita. Tutti, a partire dal professor De Lisa, acclamano Libutti che accetta la prova con coraggio. Libutti viene coperto con l’edera e gli viene ostruita la vista. Tutti applaudono e De Lisa lo apostrofa “Libutti, il rumita violoncellista!” e lo invita a pungere Pasquale con il fruscio. Adesso tocca a Letizia che, sotto il suggerimento di tutti, si appresta a diventare una rumitica. Questa volta De Lisa vede in lei la somiglianza con una madonna. Letizia, al contrario di Libutti, non riesce a camminare poiché l’edera sulla sua testa è fin troppo pesante. Il terzo modello è Martella che ha decisamente un abbigliamento non consono alla situazione: una camicia bianca, da fighetto, dicono tutti. Monica ci fa ridere facendo l’ennesima battuta sulla discutibile altezza di Martella “così diventi ancora più basso” gli dice.

 

ORE 11.20

Ritorno nell’autobus che ci condurrà proprio all’interno del paese. Nel mentre ci apprestiamo a consumare i nostri panini.

ORE 11.29

Arriviamo, dopo una ripida salita, all’entrata di un parchetto denominato “parco Spera” come ci suggerisce l’iscrizione sulla porta. La guida ci dice che è un relitto del bosco Ralle che è stato preservato da una ricca signora ed è una piccola parte del bosco su cui non sono state costruiti edifici. Nel parco Claudia e Mirella si dilettano a fotografarci e le guide ci lasciano altre informazioni sul posto, che è il luogo di partenza della foresta che cammina. Iniziamo la visita nel paese, tutti sono entusiasti di fermarsi finalmente in qualche bar per mangiare, si fa a gara per chi dovrà offrire un caffè. Facciamo un giro per le strade del paese osservando alcuni murales raffiguranti vari temi relativi alla città di Satriano. Questa infatti viene anche chiamata “ città dei Murales”. Ce ne sono oltre 100 dipinti sui muri delle abitazioni e sono molto belli e colorati. La guida ci racconta che i murales sono stati fatti per la prima volta nella metà degli anni ottanta del novecento, e che i temi vengono scelti ogni anno. 2 anni fa, infatti, il tema scelto è stato proprio quello del rumita, per questo è stata realizzata una statua raffigurante un rumita da un’artista lucano “Silvio Giordano” che poi scopriremo essere il figlio di una professoressa del nostro liceo.

Procediamo verso il laboratorio dove vengono costruite le maschere. Nel frattempo continua il nostro giro turistico nel paese, tra negozi, bar, vecchietti seduti a leggere giornali, vicoli, tanti altri murales, giungiamo nella piazza dove si concluderà la sfilata e ammiriamo il ciclo di murales legato alla leggenda del moccio (fantasmino) di Abbamonte che disturbava la gente con scherzi e dispetti. Nel centro storico ammiriamo la  statua e i murales del ciclo pittorico di Giovanni de Gregorio, pittore molto noto all’interno del movimento del manierismo lucano. Scendiamo sotto la rupe del castello, alla nostra destra scorgiamo il fiume Melandro. Il paesaggio è molto bello e naturalistico anche se l’attenzione di tutti sembra essere catturata maggiormente da un super Santos caduto laggiù a qualche bambino del posto.

ORE 12.23

Giunti davanti il laboratorio, ci accorgiamo che questo consiste in uno stanzino sotterraneo, una sorta di cantina molto stretta, nella quale si può entrare soltanto a gruppi di dieci persone per volta. Entriamo nel laboratorio e subito veniamo pervasi da un odore di vino misto ad odore di umido. Per terra non troviamo altro che foglie e ramoscelli di edera. E l’arredamento è composto da semplici tavoli di legno. La nostra attenzione è catturata da alcune pelli di pecora esposte al di fuori del laboratorio. Claudia, da buona animalista, si rifiuta di fotografarle e il ragazzo la rassicura dicendole che quelle pelli non verranno usate ma saranno sostituite da pelli sintetiche.

ORE 12.30

Dopo questa giornata all’insegna della natura e della tradizione, ritorniamo nel nostro autobus che ci condurrà nuovamente a Potenza. Salutiamo le nostre guide che ci hanno fornito un sacco di informazioni. Ci rimettiamo ai nostri posti. Siamo stanchi, ma felici di aver imparato molte cose nuove.

Marianna Dragonetti


REFERENTI DEL PROGETTO DI ALTERNANZA DEL LICEO SCIENTIFICO GALILEI DI POTENZA PER UN MUSEO VIRTUALE DELLE MASCHERE E DEL TEATRO:
ANTONIO DE LISA, GRAZIA LEOCI, ROCCO DELLE DONNE

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MUSEO VIRTUALE DELLE MASCHERE E DEL TEATRO POPOLARE

MASK VIRTUAL MUSEUM

https://museodellemaschere.org/

E-mail: museomaschere@gmail.com

Testi pubblicati per studio e ricerca – Uso non commerciale
Texts published for study and research – Non-commercial use

© Copyright 2017 – Rights Reserved

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Categorie:A03- I Gruppi di lavoro e la documentazione su campo

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